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EDITORIALE ECONOMICO

PROSSIMAMENTE A TRANI PRESENTAZIONE "RISCATTO"

Vi parlo di "RISCATTO" 27/11/2019

A partire dalla fine degli anni '70 erano apparse evidenti scelte economiche incomprensibili. Nello scenario mondiale era stata abolita la conversione del dollaro in oro, ma era rimasta la centralità del dollaro nelle transazioni internazionali. L'Italia, pur avendo una moneta emessa a debito da una banca centrale, beneficiava dell'emissione di biglietti e monete di Stato e della circostanza che le banche operanti sul territorio nazionale erano quasi esclusivamente pubbliche o di proprietà dello Stato attraverso l'IRI. Il livello di inflazione era abilmente manovrato in maniera tale da attuare un'accettabile redistribuzione della ricchezza senza penalizzare i risparmiatori, i quali godevano della tutela costituzionale del risparmio, oggi minata dalla normativa europea del "bail-in". L'introduzione dell'euro, moneta a debito di proprietà straniera privata, è avvenuta soltanto dopo aver smantellato l'eccellente struttura pubblica del sistema bancario italiano ed aver trasformato le banche in organismi privati a prevalente partecipazione estera. Questa trasformazione fa sì che in Italia si usi uno strumento monetario che viene emesso mediante concessione di prestiti gravati da interessi. Ciò ci deve indurre a riflettere sul fatto che gli interessi che vengono richiesti a fronte della concessione del prestito dovrebbero essere emessi da un altro organismo accreditandoli alla società in cui esistono i soggetti indebitati - siano essi Stato o privati - al fine di consentire agli stessi di guadagnarli per aggiungerli a quelli ricevuti in prestito per iniziare o proseguire un'attività economica. Questo, invece, non avviene. Pertanto, se si adotta una moneta a debito, è impossibile sottrarsi al fenomeno dell'usura e occorre ricorrere alla rapina per poter estinguere le proprie obbligazioni. Ma la rapina dovrebbe avvenire nei confronti di coloro che pongono in essere l'usura, i quali però non potranno essere rapinati di quello che nel mercato non è stato immesso: se si adotta una moneta a debito è impossibile fuggire dall'estorsione. Rapinare altri soggetti, anche residenti in altri Stati non risolve il problema perché trasferirebbe altrove la necessità di procurarsi le banconote occorrenti per l'estinzione dei debiti. Ci troviamo perciò di fronte a debiti assolutamente impagabili. Ne possiamo uscire? Sì, ma bisogna far presto. Non possiamo farlo con l'attuale classe politica. Ciò che ho sintetizzato sopra è noto a molti, anche se la maggioranza stenta a comprendere quello che sta avvenendo. Ci viene in aiuto la matematica e la nOmismatica, una scienza esatta affine alla matematica espunta dall'economia. Da essa nasce una proposta che mira a raggiungere una molteplicità di obiettivi, il primo dei quali è l'abolizione dell'usura. La proposta ruota intorno a un nuovo strumento, il RISCATTO che consente agli aderenti di: 1) sottrarsi da qualunque forma di usura nel significato esteso del termine; 2) incrementare le disponibilità di tutti gli aderenti nelle sue molteplici forme; 3) aumentare i propri volumi di operatività, grazie alle maggiori disponibilità di cui al punto precedente; 4) diminuire i costi di gestione; 5) contribuire a creare nuovi posti di lavoro; 6) avviare nuove attività di impresa... Tale strumento svolge un'azione tendente a sradicare dalla società il fenomeno dell'usura sotto qualsiasi forma attraverso la messa a disposizione degli associati del RISCATTO, cioè di buoni che riconoscono delle capacità volte a mantenere, all'interno del circuito associativo aderente, la maggior parte della ricchezza prodotta e consumata, in modo da evitare l'impoverimento degli associati, che avviene attraverso sistemi di finanza speculativa e dell'uso d'euro emesso in Italia esclusivamente a debito, nonostante le operazioni di Quantitative Easing, che invece consentono ai Paesi nel nord Europa, ma non all'Italia, di ottenere operazioni compensative a credito. Il progetto non è ambizioso, ma la sua crescita e il suo sviluppo consentiranno di realizzare ulteriori obiettivi che allungheranno la lista, come si evince dai puntini sospensivi messi alla fine del punto 6). Movimento Riscatto Nazionale

EDITORIALE ECONOMICO

IL "MES" UN DARE SENZA AVERE 01/12/2019

La Germania, la grande beneficiaria di tutto ciò che finanziariamente avviene in questa Europa, ha deciso di iscrivere a bilancio le plusvalenze realizzate sul collocamento dei titoli pubblici grazie alla politica della BCE del Quantitative Easing e degli acquisti a tasso negativo dei bund tedeschi. Si tratta di ben 25 miliardi di euro che vanno ad aggiungersi agli altri vantaggi di cui detto Paese usufruisce rispetto agli altri partners europei. Occorre chiedersi perché uno Stato definito solido debba contabilizzare l'intera plusvalenza immediatamente senza distribuirla per tutta la durata dei prestiti ai quali esse si riferiscono. Infatti si tratta di una contabilizzazione che consente di trasferire al futuro condizioni più onerose, ma che ci si potrebbe comportare esattamente al contrario adducendo motivazioni opposte. D'altra parte è importante domandarsi perché tutti gli altri partecipanti a questa Europa non debbano ritrovarsi con le stesse opportunità. Non dobbiamo dimenticare che il Paese maggiormente penalizzato è l'Italia, grazie alla complicità della sua classe politica che si rende disponibile a subire continue penalizzazioni attribuendone la colpa alla significativa consistenza di debito pubblico, quando in sede di conversione dalla lira all'euro ci si sarebbe dovuti comportare ben diversamente, considerando più pericoloso l'ammontare del debito privato rispetto a quello pubblico, essendo quest'ultimo garantito proprio da tutti i cittadini, chiamati a pagare le imposte. Inoltre, non si sarebbe mai dovuto varare un piano di dismissioni di società del settore pubblico, effettuato a prezzi di saldo. Peraltro, la modalità di contabilizzazione delle plusvalenze si associa bene con l'attualità delle modifiche del MES e della fretta che viene imposta per arrivare a una sua ratifica. Con il governo Monti la Francia e la Germania consentirono alle loro banche di trasferire a carico del bilancio italiano oltre 40 miliardi di euro di esposizioni verso la Grecia, altri cinque miliardi l'Italia se li addossò per coprire analoghe esposizioni di banche italiane di proprietà estera. Analizzando gli interventi netti, la massima beneficiaria fu la Francia per 30,5 miliardi di euro e quella più penalizzata fu l'Italia, per quasi 41 miliardi di euro, seguita dalla Spagna per circa 27 miliardi. Oggi l'urgenza sembra tocchi la Germania a causa delle immani perdite in derivati delle sue più grosse banche commerciali, una delle quali ha già beneficiato dell'accoglienza italiana grazie al governo già menzionato realizzando significativi introiti e coperture. Ostentare delle plusvalenze e i miliardi messi a disposizione dal MES con ulteriori vantaggi in termini di tassi negativi tranquillizzerebbe i mercati, soltanto che i maggiori penalizzati saremmo noi che già abbiamo versato più di 40 miliardi di euro senza poterli avere indietro e ne dovremmo versare a fondo perduto altri 125, pur non potendo spendere per i terremotati, per l'Ilva, per l'Alitalia. L'incentivazione all'uso della moneta elettronica, che rafforza tutte le azioni già intraprese per l'abolizione del contante, riuscirebbe a far affluire al bilancio dello Stato ben 20 miliardi di euro da far pagare a coloro che eseguono pagamenti di piccolo importo, cioè alle persone economicamente più deboli. Infatti, il ricorso ai pagamenti elettronici comporta un incremento delle commissioni legate a tali pagamenti e delle conseguenti fatturazioni di iva sulle stesse. E' vero che l'addebito di iva è per commissioni bancarie, ma alla fine iva e commissioni determineranno un aumento dei prezzi in Italia con beneficio della BCE che vedrà facilitato l'aumento dell'inflazione. Le maggiori commissioni consentono maggiori introiti fiscali sul reddito delle imprese legate alla moneta virtuale e i maggiori prezzi faranno altrettanto sul reddito delle imprese; l'inflazione farà scattare gli scaglioni di reddito per aliquote più alte. Nel giro di pochi anni l'introito nominale sarà più alto dei 23 miliardi previsti sull'aumento delle aliquote iva. Non sarebbe stato meglio subire l'incremento di dette aliquote? almeno chi si trova in difficoltà avrebbe potuto ridurre gli acquisti dei soli beni aventi un'incidenza più elevata di iva, mentre dagli aumenti generalizzati non potrà sottrarsi. Sarrebbe ora di mettere sulla bilancia tutti i vantaggi e svantaggi, anche in termini di spread, di multe, sanzioni e quant'altro, dei quali in questa Europa i cosiddetti Stati virtuosi hanno goduto rispetto agli analoghi vantaggi e svantaggi dei cosiddetti Stati pigs: non c'è dubbio, che come detto al Parlamento europeo dalla rappresentante inglese per la Brexit sig.ra Belinda De Lucy "la Brexit non è stata un rifiuto dell'Europa o dei nostri meravigliosi amici europei. E' stato un rifiuto della natura antidemocratica delle istituzioni dell'UE", poi, rivolgendo lo sguardo ai rappresentanti delle istituzioni UE "e voi ci state confermando ogni giorno che era giusto andarcene". Dell'antidemocraticità di questa Europa molti ce ne eravamo accorti, ma del fatto che l'Europa ci sta portando alla morte ne abbiamo contezza soltanto ora con le lotte intestine fra i partiti italiani che, verosimilmente hanno intuito che qualche formazione politica sia stata beneficata molto di più delle altre e che si prodiga a far approvare quanto prima la ghigliottina del MES. Ora un articolo sul Messaggero a firma di Alberto Gentili (1 dicembre 2019) ci fa scoprire che Conte e Gualtieri (presidente del consiglio e ministro dell'economia) hanno trascorso il sabato al telefono per "disinnescare Luigi Di Maio. In sintesi non verrà chiesto alcun rinvio del MES, ma uno slittamento grazie al veto sull'unione bancaria o su qualche documento collegato al MES. In pratica si avrebbe il rinvio richiesto da Di Maio, ma gli Italiani verrebbero raggirati dall'intero quadro politico. Con i soldi nascosti nella manovra a cui ho accennato sopra e un po' di debito in più raggiungeremmo qualche centinaio di miliardi di euro per aiutare le banche tedesche a uscire dalle secche. Le prove che non ci saranno reazioni da parte degli Italiani sono state fatte con l'ignoranza manifesta delle "sardine", che i mass-media non hanno volutamente enfatizzato, perciò tutto è andato bene secondo il copione. Se dovesse andar male, a convincere i riottosi, sarà utilizzato lo strumento dello spread. Sul Messaggero si legge anche che il Premier utilizzerà lo scontro con Salvini per dare un appiglio alla maggioranza per ricompattarsi, altrimenti si dovrebbe ricorrere a nuove elezioni e la bordata all'Italia dovrebbe necessariamente subire un vero rinvio. Purtroppo occorre ancora attendere che gli Italiani prendano consapevolezza che in questo modo non si può andare avanti ed difficile che l'esperienza del MES ponga fine ai partiti favorevoli a questa Europa duale. E se gli Italiani fossero tutti sardine? Non dispero, anche senza politica per gli uomini di buona volontà una soluzione c'è.

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LA BCE ILLUDE I PAESI MEMBRI MA CHI NE BENEFICIA SONO SEMPRE GLI STESSI ..

La Banca Centrale Europea si autoesalta pubblicando "A Tale of Two Decades: the ECB's Monetary Policy at 20" in cui dichiara che il primo ventennio si è chiuso in positivo senza dimostrarlo. La pubblicazione attribuisce all'Istituto centrale dei meriti collegandoli alle operazioni poste in essere che invece hanno creato discriminazioni tra gli Stati aderenti e, di conseguenza, differenziazioni di trattamento tra le rispettive imprese e cittadini ivi residenti, come da me dimostrato in numerosi articoli pubblicati su "Ilsussidiario.net". Queste le affermazioni della BCE: 1) avrebbe contribuito in maniera "determinante" alla creazione degli 11,4 milioni di posti di lavoro negli ultimi cinque anni; 2) in virtù della politica monetaria segnata da tassi negativi, Quantitative Easing (QE), tre serie di operazioni TLTRO,(Cosa sono i TLTRO Acronimo per la locuzione inglese targeted longer-term refinancing operations, i TLTRO sono operazioni all’interno dell’Eurosistema tramite le quali vengono erogati dei finanziamenti agli istituti di credito per periodi fino a quattro anni. Vengono offerti alle banche dei finanziamenti a lungo termine a condizioni vantaggiose con l’obiettivo di migliorare le condizioni del mercato del credito del settore privato e di stimolare i prestiti bancari all’interno dell’economia reale. I TLTRO sono quindi, sulla carta, uno strumento utile a rinforzare l’attuale politica monetaria accomodante della BCE.La prima serie di TLTRO è stata annunciata il 5 giugno 2014 e una seconda serie (processo denominato TLTRO II) il 10 marzo 2016.) avrebbe fatto salire il pil dell'area euro del 2,7 per cento in più rispetto a quello che sarebbe stato senza lo stimolo della BCE; 3) l'inflazione sarebbe stata dello 0,50 per cento più bassa negli ultimi quattro anni. 4) avrebbe rafforzato il potere delle azioni poste in essere con l'effetto annuncio (forward guidance). Sul primo punto mi limito a dire che qualunque accadimento potrebbe essere enunciato come "determinante" alla creazione di posti di lavoro, persino un terremoto, certamente non è comprensibile come i provvedimenti di politica monetaria destabilizzanti per alcune aree abbiano potuto contribuire ad incrementare i nuovi posti di lavoro in Europa, a meno che la BCE non abbia favorito l'immigrazione e il lavoro precario e meno retribuito ad essa conseguente. Con riferimento al punto 2, sui tassi negativi, gli studiosi non sono tutti concordi. Nella pubblicazione si giunge alla conclusione, invece, che i benefici ad essi collegati superano ampiamente i costi, in quanto i benefici vengono a ridursi soltanto con il perdurare della misura in un periodo lungo. Sulle operazioni di QE lo studio attribuisce il merito di aver fatto comprimere gli spread e di aver ridotto il rischio di interesse, mentre le operazioni di TLTRO avrebbero contratto il costo della raccolta delle banche sostituendo forme alternative e più costose di raccolta. La lunga giustificazione del comportamento della BCE, trovatasi ad affrontare e superare tutta una serie di vincoli normativi che ne mutilavano la capacità di intervento, può significare che essa abbia scelto di favorire a priori quegli organismi che avevano saputo salvaguardare la propria reputazione, ma verosimilmente tale salvaguardia non era ancorata a veri principi di solidità. Infatti, nello stesso lavoro si cita di essersi avvalsi dell'esperienza della Bundersbank (cfr. Introduzione pag. 5), ma così facendo si è basata sui propri pre-giudizi e, quindi, si è ritrovata ad agire esclusivamente a favore di alcuni Stati danneggiando tutti gli altri. Non mi pare opportuno fare una digressione dell'operato dell'organismo per dichiarare se esso sia stato o meno in grado di fronteggiare le sia pur difficili vicissitudini economiche, come invece hanno fatto gli autori della pubblicazione, quanto piuttosto analizzare gli effetti degli interventi e di verificare cosa essi effettivamente abbiano prodotto. Questa analisi porta a dei risultati impietosi. Il lavoro della BCE, infatti si inserisce in un contesto nel quale i singoli Stati aderenti hanno perso la connotazione di salvaguardare coloro che non possono difendersi da soli; in particolar modo l'Italia si è inserita in una cornice organizzativa nella quale un parlamento, quello europeo, non ha nemmeno il potere di sfiduciare il governo, cioè la Commissione europea. Come già affermava Bagnai prima di inserirsi nell'attuale compagine politica, "se non si capisce che l'euro è un progetto per aumentare la disuguaglianza, poi non si capisce perché a valle vengano fatte riforme per comprimere la democrazia" pertanto mi limiterò a richiamare i lavori svolti da altri ricercatori che già da soli evidenziano la necessità di drastici interventi compensativi a favore dei soggetti danneggiati. Parlo di interventi compensativi non per richiederli, quanto piuttosto per porre sulla questione una forte enfasi sulla necessità di cambiamento delle strategie finora seguite. E' necessario consentire l'adozione di scelte ottimali non viziate da preconcetti, e impedire le azioni che approfittano dell'incapacità degli interlocutori di contrastare comportamenti aberranti. Tra i primi lavori, appare alquanto significativo un'analisi dell'istituto tedesco CEP, Centre for European Policy, che ha evidenziato come la Germania sia uno tra i Paesi che più ha guadagnato dall'introduzione dell'Euro, mentre l'Italia è quella che ci ha rimesso di più. La prima ha fatto segnare un incremento pro-capite per abitante tra il 1999 e il 2017 di oltre 23.000 euro, la seconda un decremento di oltre 73.000 euro; in termini di PIL nel solo anno 2017 il far parte dell'eurozona ha avuto un impatto positivo di 280 miliardi di euro per la Germania e un impatto negativo di 530 miliardi per l'Italia creando un differenziale fra le due nazioni di ben 810 miliardi di euro. Su sette Paesi solo due hanno segnato tassi significativamente positivi (Germania e Olanda), mentre negli altri cinque - Spagna, Belgio, Portogallo, Francia e Italia - in ordine via via crescente i risultati sono stati disastrosi. In pratica questo studio conferma quanto affermato dall'economista premio Nobel Joseph Stiglitz nella sua pubblicazione: "L'euro: come una valuta comune minaccia il futuro dell'Europa", in cui asserisce che detta moneta unica è un tragico errore a cui va imputato l'aumento delle diseguaglianze economiche tra i singoli Paesi aderenti e all'interno delle società nazionali; e che il criterio di ridurre il debito pubblico e il rapporto tra debito e PIL per garantire la convergenza tra gli Stati è insano perché si aumentano dette disuguaglianze, anziché ridurle. Stiglitz rimarca che la Spagna e l'Irlanda, pur vantando surplus di bilancio e un rapporto debito/PIL molto contenuto finirono comunque in crisi. Aggiungo che l'Italia pur continuando a mantenere un avanzo di bilancio al netto degli interessi sul debito, non è riuscita a capovolgere gli effetti deleteri dell'adozione dell'euro proprio a causa dell'opposta direzione delle scelte imposte dalla BCE.Ancora, sempre Stiglitz si unisce a coloro che accusano la politica europea nel suo insieme di essere uno strumento funzionale ad interessi particolari. La notizia di questi giorni che la BCE abbia acquistato bond della Daimler: un aiuto diretto a una società tedesca in difficoltà lo conferma; inoltre è da rimarcare che detto acquisto è stato fatto sul mercato primario a dimostrazione che la politica della ripetuta banca centrale è volta a puntare tutto sul recupero tedesco, condannando in tal modo l'intera Europa a subirne il peso; in tal modo essa impedisce anche l'assestamento spontaneo dell'economia. Se analizziamo il caso Italia dobbiamo tornare necessariamente indietro nel tempo per trovarvi i punti di forza della sua economia. All'epoca in cui non ci eravamo incatenati ai vincoli monetari riscontriamo che prima degli anni '90 il debito pubblico era posseduto quasi esclusivamente da residenti italiani; in particolare su poco meno di 600 miliardi di euro, solo 10 miliardi erano di non residenti, mentre i risparmiatori privati ne detenevano oltre 380 miliardi; nel 1992 la percentuale di detenzione del debito pubblico da parte dei residenti è ancora rilevante perché su un debito pubblico di 819 miliardi, il 54 per cento è da essi detenuto, le banche salgono al 22 per cento, la Banca d'Italia all'11 per cento, i non residenti al 7 per cento, i fondi e assicurazioni al 6 per cento; nel 2018 sul totale di 2.286 miliardi i residenti sono scesi a un misero 6 per cento, i non residenti invece balzano al 32 per cento, le banche - nel frattempo divenute in gran parte di proprietà estera - al 27 per cento, i fondi e assicurazioni al 19 per cento, la Banca d'Italia al 16 per cento nonostante le operazioni di QE. Il tracollo del possesso da parte dei residenti del debito pubblico è da ricondurre alla dematerializzazione dello stesso avvenuta in parallelo al vincolo di sottoscrizione dei titoli di Stato per il solo tramite degli istituti bancari e finanziari autorizzati. Fu allora che iniziò la strategia di "consigliare" ai loro clienti residenti le più sicure "operazioni pronto contro termine". In pratica, ai fedelissimi, fu impedito di accedere agli sportelli dell'Istituto di emissione italiano costringendoli ad accontentarsi delle operazioni meno remunerative loro consigliate. Un'altra analisi, curata dal prof. Valerio Malvezzi, evidenzia che i prestiti delle banche alle imprese non finanziarie nel periodo osservato 2011-2017 sono andati letteralmente in picchiata passando da più di 910 miliardi di euro a 740 miliardi di euro e nello stesso periodo i prestiti alle famiglie produttrici con meno di cinque addetti sono scesi da 101 a 89 miliardi di euro. Al riguardo, va evidenziato che le sofferenze sono aumentate da poco più di 30 miliardi a ben 140 miliardi, ma se si va a guardare nel dettaglio il valore delle sofferenze è aumentato a dismisura a causa dell'andamento negativo delle grandi imprese, il cui aggregato anomalo è cresciuto di oltre quattro volte rispetto al semplice raddoppio nelle piccole aziende. In merito, va considerato che i parametri imposti dalla BCE penalizzano proprio i crediti concessi a imprese di modeste dimensioni, aggravando la condizioni sia di tali imprese, sia delle uniche banche rimaste ancora di proprietà italiana che le assistono finanziariamente. Questa è la dimostrazione della volontà di sradicare le banche del territorio, colpendo il cuore delle imprese di proprietà italiana. Nello studio del Malvezzi viene esplicitata anche una correlazione tra la crescita della nostra economia ogni qualvolta sia stato abbandonato il vincolo monetario (accordi, serpente monetario, ecu) e dalla immediata decrescita allorquando il vincolo monetario veniva ripristinato, tant'è vero che da quanto è stato adottato l'euro, l'economia italiana non si è più ripresa. Del resto dallo stesso studio emerge che gli orientamenti della BCE appaiono alquanto bizzarri se si tiene conto che in presenza di un PIL tedesco di 2.760 milioni di euro ed europeo di 9.600 milioni di euro, l'esposizione per derivati della Deutsche Bank era di ben 54.700 milioni di euro, cioè quasi sei volte il PIL dell'intera area europea e venti volte il PIL della Germania. Quindi perché la BCE non si è mai domandata se la Germania sia veramente sicura e se lo sia la Deutsche Bank, mentre ritiene preoccupante la situazione delle banche italiane che sono semplicemente un dodicesimo del problema di una sola banca tedesca? Inoltre, grazie anche agli orientamenti della banca centrale, in soli dieci anni gli Italiani sotto la soglia di povertà sono quasi triplicati passando da 1,66 milioni a 4,74 milioni. Poiché la proprietà delle grandi banche in Italia è straniera, le piccole imprese non finanziarie, nonostante siano classificate sane, continuano a subire una sostanziale contrazione dell'assistenza creditizia, indirizzo che contribuisce al travaso della ricchezza dai piccoli operatori ai grandi operatori, dai poveri ai ricchi. Noi di Movimento Riscatto Nazionale abbiamo la dimostrazione e la capacità di dimostrare che una moneta emessa a debito non possa aiutare l'economia di un Paese. Che fino a quando non ci sarà una radicale svolta alla guida dell'Italia non sarà possibile uscire dai gravami che ci vengono imposti, ma è possibile, attraverso il nostro modello economico” Riscatto”dove e’ il popolo che ne beneficierà dei proventi e non le banche con gli interessi, alleviare il sempre più pesante peso di una struttura politica che si serve sia della moneta a debito, peraltro anche di proprietà straniera, sia di continue vessazioni che comprimono le libertà individuali. Per progredire dobbiamo tornare indietro abolendo tutto ciò che è stato fatto negli ultimi cinquant'anni per schiavizzarci.

PROSSIMAMENTE A TRANI PRESENTAZIONE "RISCATTO"

L’esempio della rana bollita mi invita a rendere noto che il seguente articolo mi è stato censurato. La motivazione pensavo fosse l’appello ai lettori. Invece quello che dovrei togliere è la possibilità di eliminare le imposte, quando la restituzione delle stesse fatta dagli Stati Uniti e l’emissione rilevante di denaro della Fed, già da sole lo confermano e lo conferma anche la Banca del Giappone. Già, lo confermano ma non lo rendono esplicito.
Adesso, proprio sulla base di questo articolo dovremmo pensare a una strategia per riuscire ad uscire dalla pentola prima di essere bolliti. Anche il declassamento Fitch è sulla stessa scia, ma la motivazione è fasulla: anche gli altri Stati sono stati colpiti dal covid19.
Vi ricordo che da quando Draghi ha avviato le operazioni di Quantitative Easing e i tassi sono diventati negativi per i Paesi del Nord Europa, questi Paesi oltre ai soldi ricevuti in prestito beneficiano di lauti compensi, tanto ci sono Stati come l’Italia che continuano a pagare!

Il 9 aprile il Sole24ore ha pubblicato una notizia straordinaria, una notizia che mi riempie il cuore di gioia: mentre registriamo l’allarmante peggioramento dell’economia italiana, la FED americana lancia una campagna di prestiti a favore di aziende e di enti locali. Il progetto è di quelli che ci consentono di guardare al futuro e si colloca esattamente all’opposto della visione cupa dei nostri rappresentanti, che forse inconsapevolmente ci rendono schiavi degli schiavisti.

Cos’ha di stupendo il progetto della Banca Centrale degli Stati Uniti? quello di mettere a disposizione 2.300 miliardi di dollari alle aziende, alle famiglie, ai consumatori, alle città e agli Stati, complessivamente una popolazione di 327 milioni di abitanti (2018), cioè 7.034 dollari ad abitante a prescindere dall’età e dalla ricchezza individuali (circa 600 dollari mensili, MENSILI non l’elemosina prospettata dal nostro governo alle sole imprese che non hanno potuto lavorare!).

Le banche commerciali che cureranno l’istruttoria dei crediti rischiano solo il 5 per cento dell’erogazione creditizia, perché il 95 per cento dell’esposizione se le assume la FED. In pratica la banca è incaricata di erogare un prestito che non sarà obbligatorio restituire, purché in quest’ultimo caso essa ci rimetta il 5 per cento e il suo conto economico sia capace di assorbirlo. L’idea non vi pare straordinaria? Ma non viene presentata per quello che effettivamente è. Infatti, il provvedimento prevede che 600 miliardi di dollari saranno destinati alle grandi società con oltre 10 mila dipendenti e almeno 2,5 miliardi di ricavi, che potranno chiedere prestiti agevolati quadriennali da 1 a 150 milioni di dollari, ma le banche dovranno cedere il 95 per cento delle erogazioni all’apposito fondo della Fed; in questo modo le sofferenze delle banche non potranno crescere. E’ chiara la lettura? Se tutti i crediti non venissero restituiti le banche commerciali dovrebbero ammortizzare complessivamente solo 30 miliardi di dollari: un’inezia a confronto delle svendite di crediti alle quali le banche di proprietà italiana sono state tenute a sottostare nel recente passato.

Altri 850 miliardi sono destinati ad acquistare titoli sia sul mercato primario che secondario, titoli e obbligazioni con un rating anche piuttosto basso (BB-).

Ai 50 Stati, e alle città aventi più di di un milione di abitanti, saranno destinati 500 miliardi per fornire la liquidità necessaria a fronteggiare le spese indispensabili per l’emergenza virus.

Alle piccole aziende con meno di 500 dipendenti il previsto plafond di 349 miliardi si è già esaurito e dovrà essere rifinanziato dal Congresso. Esso prevede la concessione di prestiti agevolati che, per le imprese che non licenziano o che assumono personale il 75 per cento dell’erogazione è e sarà a fondo perduto.

Infine la FED si è impegnata a operazioni di Quantitative Easing senza limiti.

La FED si occupa degli operatori, ai privati ci pensa il Governo; infatti gli adulti residenti con reddito fino a 75 mila dollari hanno già ricevuto, senza fare nessuna richiesta,sul proprio conto corrente 1.200 dollari a cui si aggiungono 500 dollari per ogni minore.

L’aspetto positivo è rappresentato dall’impulso espansivo che contrasta qualunque dinamica negativa.

Sembrerebbe che ci guadagnano tutti. Ma è una politica redistributiva con effetto espansivo. Essa va a favore di tutti i beneficiari delle erogazioni, che rappresentano delle vere e proprie liberalità.

Ovviamente, siccome al termine ci sarà un’espansione monetaria, i titolari di ricchezza monetaria si vedranno ridurre il valore reale della stessa in relazione al valore dell’elargizione rispetto allo stock esistente; siccome il dollaro è una moneta di riserva, il costo di tale politica espansiva sarà posta a carico anche dei soggetti esteri detentori di tali valori (se ipotizziamo uno stock di ricchezza monetaria in dollari pari allo stesso importo della manovra – cioè 2.300 miliardi + il QE che sarà realizzato – avremmo una svalutazione dello stock del 50 per cento).

La “gretta e miope” Europa, invece, continua con la sua politica vessatoria a danno dei più deboli “ingrassando” gli avidi Paesi del Nord. Se fossimo stati noi Italiani ad essere nelle loro condizioni non avremmo mai continuato a “stringere il collo” dei soggetti deboli come invece si stanno comportando i nostri “competitor” europei, bensì saremmo stati i primi a chiedere di modificare l’ultraventennale politica di austerità.

In una decina di articoli dei cinquanta pubblicati su questo quotidiano ho anche quantificato le più importanti limitazioni subite dall’Italia, ma solo quelle che non appaiono come “vessazioni”; la quantificazione porta a una cifra che supera i 2.252 miliardi di euro. Praticamente è come se una manovra europea del calibro statunitense fosse stata posta a carico solo sul nostro Paese.

I politici italiani si limitano a proporre l’accensione di debiti senza pensare che aumentare i debiti comporta non solo restituire le somme prese in prestito, ma anche aggiungervi gli interessi che ci verranno addebitati. Qualche proposta si limita a suggerire di indirizzare gli Italiani a trasferire le proprie disponibilità rendendosi creditori verso lo Stato in modo da non indebitarci verso l’estero, aggiungendovi qualche altra idea di supporto; senz’altro migliori rispetto all’aumento del passivo, ma incapace di movimentare capitali sufficienti. Io propongo quello che più volte avrei voluto che i politici prendessero in considerazione. Si tratta di applicare la scoperta “auritiana” del valore indotto della moneta e rendere tutti proprietari del proprio mezzo di pagamento, in attuazione della dottrina sociale della Chiesa, promossa dalla Rerum Novarum e relegata da sempre nel cassetto delle grandi utopie (cioè funzione sociale della proprietà, promozione della prosperità pubblica e privata quando l’iniziativa dei privati non basta, valore umano del lavoro, che non può essere considerato come una semplice merce).

Richiamando gli Italiani alle loro tradizioni storiche che avevano consentito all’Italia di diventare la quarta potenza economica mondiale, il progetto potrà partire non appena cesserà il “regime degli arresti domiciliari” e si svilupperà nelle seguenti cinque tappe:

1.

a) costituzione di un’Associazione politico culturale con l’ulteriore compito di assistere tutte le Associazioni/circoli che nasceranno nelle varie zone del Paese; (FATTO E’ STATO FONDATO MOVIMENTO RISCATTO NAZIONALE)

b) nelle Associazioni/Circoli, tra gli aderenti non si dovrà usare l’euro nelle transazioni, bensì un buono cartaceo di proprietà del portatore; (DI PROSSIMA COSTITUZIONE)

c) l’associazione dovrà contribuire a ridurre/estinguere tutti i debiti gravati da interessi accesi dagli associati;(OBIETTIVO DA REALIZZARE)

2.

d) favorire la nascita di altre Associazioni/Circoli sul tutto il territorio nazionale grazie alle notevoli disponibilità economiche che gli aderenti riusciranno a ripartirsi in considerazione dei risparmi economici realizzabili, attraverso gli sconti e l’eliminazione degli interessi passivi;

3.

e) grazie all’analisi dei flussi economico/finanziari tra le associazioni avvio di nuove iniziative che riducano sempre più l’uso dell’euro fino all’affrancamento dallo stesso e di qualunque debito getto ad usura;

4.

f) evidenza dell’inutilità del sistema impositivo e fiscale;

g) conversione della classe politica;

h) abolizione dei gravami fiscali;

i) eliminazione della disoccupazione strutturale.

5.

j) l’esempio associativo italiano dimostrerà all’Europa che è possibile seguire una strada opposta all’austerità

Chi è interessato a supportare questa iniziativa è invitato ad inviare una mail al seguente indirizzo appositamente dedicato, indicando tutti i suoi dati (nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo, recapito telefonico e simili, professione, e quanto possa essere utile alla conoscenza reciproca):movimentoriscattonazionale@gmail.com .

E’ ovvio che il successo dell’iniziativa è legato alla quantità di aderenti a questa proposta, pertanto chiedo la cortesia di divulgare la notizia.
Grazie

 

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